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28/09/2009
Latouche: «Una rivoluzione culturale per arginare la catastrofe»
Crescere ad ogni costo? Questo il tema del dialogo serale di domenica 27 settembre con Giorgio Zanchini, Angelo Mellone, e il professore Serge Latouche.
Per Latouche “siamo di fronte ad una crisi antropologica”. In questa società dei consumi prende forma, secondo il filosofo francese, “un totalitarismo soft”, che si serve della propaganda per indurre bisogni. Per questo, sostiene Latouche, “è necessario uscire dalla società della crescita e inventare un futuro più sobrio e sostenibile”: produrre di meno, consumare di meno, e di conseguenza distruggere di meno. La proposta di Latouche, ha ricordato Zanchini, è stata definita dal pensiero di destra, come una proposta da “figli ricchi”. E Angelo Mellone, scrittore e giornalista, parte dalla considerazione che il ragionamento di Latouche sulla decrescita presuppone la catastrofe. “Parlare di decrescita – dice Mellone – significa cancellare tre secoli di storia della civiltà e ammettere di aver sbagliato tutto”. Secondo Mellone “non possiamo imporci una riforma radicale del nostro stile di vita, sebbene possa avere un suo fascino perverso”. Infatti, argomenta il giornalista ed editorialista del Giornale, “il pensiero della decrescita oltre a coltivare un radicale rifiuto del progresso, coltivi anche dentro di sé un manifesto pessimismo antropologico”, dato che esso ritiene l’individuo incapace di determinare il proprio sviluppo.
Latouche controbatte alle osservazioni di Mellone, asserendo che “la catastrofe è già in atto” e l’obiettivo oggi è solo quello di limitarne gli effetti. “Ciò che ci vuole per uscire dalla crisi di civiltà è una rivoluzione culturale” – asserisce Latouche.
Attraverso la decrescita, secondo il pensatore francese, è possibile “gestire la catastrofe e condividere la scarsità di beni con tutti gli abitanti della Terra”. E poi cita alcuni esempi di Paesi che hanno imboccato questa strada di sobrietà: Bolivia ed Ecuador su tutti. |