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01/10/2009
Mio padre la mattina canta
Mio padre la mattina canta
di Micaela Bozzetti
Mio padre la mattina canta. E dopo aver cantato il ritornello di una canzone più vecchia di lui, smette di cantare e continua a ripetere quelle parole con varie tonalità: ora una domanda, ora un sospiro, ora il senso vero del verso.
«E’ primavera svegliatevi bambine».
Mio padre si chiede: E’ primavera? Svegliatevi bambine
Mio padre sospira: Eh… E’ primavera! Su, svegliatevi bambine…
Mio padre, come il cantante, esclama: E’ primavera! Svegliatevi bambine!!!!!
Addirittura fino a poco tempo fa pensavo che in Mamma mormora la bambina quel mormora fosse un imperativo presente, seconda persona singolare, semplicemente perché lui dava quel tono quando recitava. Mamma!- diceva – Mormora la bambina!.
Mio padre la mattina non canta più. Ora ho la radio. Vivo in una casa che condivido con il mio uomo, perché l’autonomia acquisita negli anni di università a casa era una chimera, con mio padre che canta la mattina e che non mi lascia liberamente capire il senso delle canzoni che canta. Problemi di ermeneutica.
Mio padre la mattina prepara il caffè per tutti. Con la moka, perché la macchina dell’espresso è troppo complicata.
Mio padre la mattina canta, perché non vuole che abbia la radio vicino al letto. Dice che le antenne fanno male, soprattutto quelle delle radio (anche se in modo limitato) e dei cellulari. Dice.
E’ vero. Mio padre si occupa di antenne. Le antenne che installa lui, quelle grandi, non sono pericolose quanto sembra. Arrivano più radiazioni al cervello stando venti minuti al cellulare che una vita nei pressi di un’antenna telefonica. Mio padre dice che stare al cellulare fa male, perché lui fa fatica ad usarlo.
Mio padre ama il suo lavoro, e come avviene per ogni passione, certe volte il suo lavoro lo lascia senza forza, lo infastidisce, è irritato dal disinteresse che avverte.
Mio padre mi ha telefonato. Come va? Parti?
Sì, gli ho risposto.
Mio padre legge da tutta la vita. Io credo abbia la capacità di leggere ad occhi chiusi. Mio padre non spegne mai la luce sul comodino.
Mio padre la mattina canta perché di notte legge.
Mio padre, poi, si ferma sulla porta e ti chiede se vuoi il caffè.
Mio padre oggi mi ha scritto una e-mail. Penso ci abbia messo pochissimo a pensarla. Penso abbia riso da solo.
Mio padre, spesso, ha senso dell’umorismo. Dico spesso, perché mio padre talvolta è pensieroso e sembra triste.
Mio padre mi ha insegnato ad accontentarmi. Ma io non imparo mai.
Mio padre mi ha prestato i suoi sogni, io gli presto le mie ali e le mie occasioni.
Nella e-mail ha scritto: Buon pomeriggio, papà.
In Italia è mezzanotte mentre mio padre scrive la mail.
Mio padre sa gestire il tempo. Mio padre sa aspettare che il computer si accenda, che si connetta ad Internet, che Outlook si apra.
Mio padre spesso sa comunicare.
Mio padre talvolta non è in grado di ascoltare. Mio padre talvolta non sa parlare. Mio padre talvolta mi dice cosa devo fare. Mio padre mi spiega la fisica mentre siamo a tavola.
Mi sarebbe piaciuto capire di più. Ma ora ho scelto un’altra strada. Mio padre, forse, ne è dispiaciuto.
Mio padre ha spirito di sacrificio. Mio padre, forse si aspetta qualcosa da me. Rispondo alla sua e-mail, dopotutto qui, nel sud dell’Occidente, sono le cinque di pomeriggio. Mio padre lo sa che ho appena finito al lavoro. |