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Notizie dai Dialoghi

05/07/2010

Scontro Fini-Bondi, invitati da Alessandro CAMPI, nostro ospite ai Dialoghi

L’invito

Giovedì 1° luglio verrà presentata a Roma - presso la Sala delle Conferenze di Palazzo Marini (Via del Pozzetto 158) - la "Rivista di Politica". Moderati da Pierluigi Battista del "Corriere della Sera", Gianfranco Fini, Presidente della Camera, e Sandro Bondi, Ministro per i Beni e Attività culturali, si confronteranno sul tema: "Il ritorno della politica, il futuro della democrazia". Siete tutti invitati. Ma per partecipare all'incontro è necessario confermare la propria adesione. Potrete trovare maggiori particolari - compresi i recapiti presso i quali registrarsi - sulla pagina "evento" della Rivista di Politica pubblicata su Facebook al seguente indirizzo:

http://www.facebook.com/event.php?eid=131067073582294&ref=ts
 

Il Fatto

Fini all`attacco del Pdl "Femiamoci su questo ddl nel partito non c`è legalità"

Da Repubblica del 2 luglio 2010. Articolo di CARMELO LOPAPA ROMA - Scuote la testa, Gianfranco Fini. Si porta le mani alle tempie, Sandro Bondi. Il primo lo invita a darsi deltu, e magari a darlo anche al premier Berlusconi, il secondo dice che proprio no, è più forte dilui, non ciriesce.Ilpresidente della Camera rivendica il diritto al dissenso, il ministro alla Cultura lo accusa di fare «sterile controcanto». La riedizione dello scontro in direzione Pdl, in formato ridotto, va in scena ancora una volta in pubblico ed è uno show. Duecento gli spettatori per la presentazione della Rivista politica diretta da Alessandro Campi (frnian o) in una sala conferenze della Camera, sarà un crescendo di botta e risposta di un`ora.

Tra veri avversari politici, quali ormai sono. Convitato di pietra, ovvio, il premier Berlusconi.

E a lui e alla sua sparata da Panama sui «professionisti dellapolitica» che non manterrebbero la parola, che Fini allude quando esordisce dicendo che «lapolitica non si improvvisa, non è un sondaggio, lapesca delle occasioni, e non èinsultante essereprofessionisti della politica». Poi escalation su Brancher e il sospetto che sia entrato al governo per evitare il tribunale, la «golden share in mano alla Lega» e il sottosegretario Cosentino che avrebbe fatto bene a dimettersi. Ma se questa fosse la linea, concluderà nello sconforto Bondi, «avremmo i comunisti al governo». I due, va detto, non si sono mai amati. I12 dicembre scorso Fini era intervenuto in diretta a`Ballarò" per rintuzzare Bondi e ricordargli di essere stato presidenzialista «quando ancora il ministro militava nel Pci». Lui, il berlusconiano più ortodosso che ci sia, non perde occasioneperdareaddosso allafon- dazione finianaFareFuturo. Ieri è arrivata la resa dei conti, subito dopo l`inconcludente vertice di mediazione tra i coordinatori pidiellini e i finiani Bocchino e Augello.

«Presupposto della democraziaè che non c`è ilpensiero unico, non vorrei che il diritto al dissenso venisse meno perché c`è stato un voto» afferma Fini. Bondi gli replica subito: «Nel Pdl bisogna discutere, non fare uno stillicidio di polemiche quotidiane, perché così si riveste un ruolo sterile». Il presidente della Camera a quel punto incalza. «Ci sono valori come legalità e unità nazionale che non sono oggetto di trattativa». E ancora, «un partito liberale non può prescindere dal congresso come momento di verifica delle classi dirigenti». Poi, Fini prende il largo sul tema che gli sta più a cuore, lalegalità. Confessadinon aver nostalgia per la Prima Repubblica, anche se «prima si rubava per il partito e oggi per sé». Il punto è un altro. Esiste «un grave problema di legalità» da affrontare.

Sul ddl intercettazioni, intan to, varrà la pena di fermarsi «a riflettere», soprattutto dopo l`allarme del procuratore Pietro Grasso.

«Io non faccio finta di non vedere.

Se è sacrosanto che una conversazione privata non debba essere pubblicata, mi spieghi- rivolto a Bondi- che senso ha il divieto di mettere una cimice nellamacchina della moglie di un mafioso? Su questo, o la pensiamo diversamente o c`è stato un fraintendimento, la legalità è la precondizione anche per il federalismo». Il ministro nicchia, confessa di non conosce bene iltesto e comunque «Grasso non è il Vangelo e questo è il governo che ha fatto di più contro la criminalità».

L`exploit sui casi più scottanti, personali, che Fini snocciola uno dopo l`altro. Ed è li che salta il tavolo.

«Dimmi il nome di una democrazia del mondo in cui rimane segretario regionale del parti to e sottosegretario unsignorenei confronti del quale lamagistratura ha emesso un mandato di cattura» dice con chiaro riferimento a Nicola Cosentino. Per non dire di Aldo Brancher. «Nel Pdl e nel governo nonvoglio che ci sia il sospetto che qualcuno si faccia nominare ministro perché non vuole andare intribunale». Bondi sifa rosso in volto. «Sono amareggiato, sisollevano questioni minime, dobbiamo difendere chi è accusato ingiustamente». Mainpolitica, controreplica Fini, «bisogna essere come la moglie di Cesare, al di sopra di ogni sospetto» e su tutte queste vicende continuerò a fare il controcanto». Berlusconi è avvertito. Ma quello, protestano già in serata i berlusconiani, dalla Craxi a Napoli, «è solo un controcanto per indebolire ilpremier».

O RIPRODUZIONE RISERVATA Diritto al dissenso Dopo il procuratore Grasso serve una riflessione sul ddl intercettazioni. Esiste il diritto al dissenso Brancher Non voglio che nel Pdl ci sia il sospetto che qualcuno si faccia nominare ministro per evitare il tribunale Duro botta e risposta durante un dibattito, quasi una riedizione dello scontro in direzione II coordinatore del Popolo della libertà "Inutili provocazioaii e stillicidio di polemiche" LO SCONTRO DI IERI E QUELLO IN DIREZIONE Duro scontro ieri tra Sandro Bondi e I toni di ieri del presidente della Camera Gianfranco Fini. I due esponenti del Pdl hanno riecheggiato quelli del duello hanno discusso animatamente alla intrecciato con Silvio Berlusconi durante presentazione della "Rivista di politica" la direzione del Pdl dell`aprile scorso

Fonte: www.rassegna.governo.it

 

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