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27/09/2009

Dialoghi di Trani: sul futuro dell'uomo riflettono Vendola, Savater e Schiavone

   

 

 

Sul “futuro dell’uomo” interpretazioni diverse, talvolta discordanti, ma tutte accomunate dal minimo comune denominatore di una “nuova antropologia”, che ci renda padroni del nostro destino. Sul dialogo coordinato sabato pomeriggio ai "Dialoghi di Trani" dal giornalista Giorgio Zanchini, interviene per primo il professor Aldo Schiavone, Direttore dell’Istituto Italiano di Scienze Umane. Secondo lo studioso “l’umanità si trova di fronte ad una situazione inedita, persuasa da sempre che la sua struttura biologica fosse immodificabile, ora è giunta ad un punto di rottura: noi saremo quello che sceglieremo di essere”. Ma, osserva ancora Schiavone, “il rischio più grande è quello di arrivare a questo punto senza essere capaci di padroneggiare e orientare questa potenza”. Il professor Fernando Savater, considerato uno degli intellettuali più influenti del mondo, ha sostenuto che “compito dello scienziato è quello di intervenire accanto alla natura, che non vuol dire forzarla”. E’ preferibile, quindi, lasciare agli uomini il diritto di accedere al caso. Nichi Vendola ha parlato di una “crisi antropologica” e del bisogno di mettere a fuoco l’odio. “E’ finito il tempo delle grandi conclamazioni ideologiche, ma è rimasto l’odio” – afferma Vendola. Poi riflette su un concetto di grande impatto simbolico: la decostruzione della coppia amico-nemico. Aggiunge che “l’idea dell’immortalità ci minaccia , se poi fosse quella dei potenti, sarebbe una minaccia persino insopportabile”. Alla domanda di uno spettatore del pubblico, “se anche la nonviolenza possa divenire la base di una nuova antropologia”, Nichi Vendola risponde che “essa è connessa ad una critica dell’antropocentrismo, accoglie l’esperienza gandhiana e suggerisce l’esigenza di sottrarre terreno alla cultura dell’inimicizia”. Insomma, occorre cominciare a pensare alla violenza come tabù, come un radicalismo etico da rifiutare.

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