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20 settembre 2018

Cinema

Lila

di Sergio Racanati (Italia, 2017) – 180 minuti

presentano Sergio RacanatiAngelo Amoroso d’Aragona

16:00 Biblioteca Comunale - Trani

La vera sfida in questo specifico momento socio-politico è riconoscere e promuovere la diversità e l'alterità come modelli di sconfinamento e superamento delle attuali costruzioni fisiche e metafisiche.

L’autore, ha scelto di interessarsi alla riflessione intorno alla "questione" ancora aperta dello scambio e del contatto tra “le culture del vicino e del lontano” attivando un rovesciamento etno- antropologico. Siamo parte di un labirinto dai sentieri frammentati e dispersi, composti da materiali spuri o addirittura antinomici.

Il film dal titolo līlā è stato realizzato nella Valle di Parvati, nel villaggio di Kalga, India, a 4500 metri di altitudine sull’Himalaya, durante la residenza sperimentale Kyta .

Il film è rivolto alla dimensione dello spazio e del tempo sociale, ai sistemi di potere e di persuasione che le forme del visibile o dell'invisibile esercitano nel quotidiano.

Il sostantivo femminile sanscrito līlā indica "gioco", "distrazione", "passatempo", "grazia", "fascino" ma anche "mera apparenza", "simulazione". Secondo la tradizione induista sottintende la spontanea venuta ad essere manifestazione dell'universo e del suo dissolvimento. Avere a che fare con līlā, così come avere a che fare con il «gioco del mondo», porta uno sconvolgimento inevitabile.

Così come la traduzione della parola līlā intende qualcosa di incongruo e beffardo, oscillando perennemente fra l’illusione e l’incanto, il film mette in evidenza continue dicotomie e incongruenze di una parte di mondo comunemente associato alla sola meraviglia della natura e della spiritualità.

Il film esplora delle narrative insite nella comunità e auspica ad un possibile modello di fruizione del territorio producendo un corto circuito tra localismo e (post)globalismo.

Nella Valle di Parvati, si abbandonano le frenesie della metropoli immergendosi in tempi diversi, nei tempi della lentezza. Praticando la “lentezza” ed esplorando una critica dalla cultura globalizzata, l’autore ha avuto un’ulteriore conferma che il capitalismo incarna tutte le derive possibili della crisi.

L’idea di territorio nell’epoca post-globale, legata ai mutamenti della percezione dello spazio e del tempo innescati dall’avvento delle nuove tecnologie di comunicazione, rivela l’emersione di spazi e geografie rimasti ai margini delle grandi narrazioni della contemporaneità.

Il film è anche un invito a tradire l'abitualità per poter ri-vedere e ri-significare i territori tracciando traiettorie future nelle quali ri-configurare nuovi assetti geo-politici e geo-esistenziali.

Sergio Racanati


Biografie

Angelo Amoroso d’Aragona

Angelo Amoroso d’Aragona è autore dal 1987 di diversi cortometraggi e documentari, iniziando con Forse Fioriranno Film (Florence Film Festival) per la sede regionale RAI-Puglia. Dal 1992 al 1994 frequenta la (Non)Scuola di Ermanno Olmi Ipotesi Cinema a Bassano del Grappa e realizza una serie di sei “postazioni per la memoria” in seguito rieditate e portate a numerosi festival italiani. Una di queste, Fuori Campo, vince nel 1995 il Primo Premio al Torino Film Festival per la sezione Italia non fiction. All’intera serie, intitolata Il mare dentro, Massimo Causo dedica una retrospettiva a Pesaro nel 2004. Scrive e dirige tre cortometraggi: Stesso Desiderio (nel 1993 al Festival Anteprime di Bellaria), Frammento Orfico (nel 1993 al Festival dei Popoli di Firenze e al Torino Film Festival) e Il Dio della Pioggia (nel 2003 in concorso internazionale a Venezia e Migliore Regia al New York Short Film Festival del 2004). Dal 1995 inizia a occuparsi anche di patrimoni filmici e audiovisivi, con il restauro di Idillio Infranto, riedito in digitale con la Cineteca Nazionale nel 2010 e presentato alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone nel 2012. Nel 2010 produce e dirige Io e la mia sedia, un documentario su e con Enzo Del Re. Dal 2012 produce e scrive i cortometraggi di Domenico De Orsi, Inassenza, Sete rimane sete, e Gagarin, I will miss you (titolo provvisorio) di prossima uscita. Dal 2013 al 2015 è stato il coordinatore generale della Mediateca Regionale Pugliese, collaborando con l’Università di Bari, con il Bifest e con il Festival del Cinema Europeo di Lecce per le mostre collaterali. Ha scritto sulle riviste Proto, D’Autore, Duels e Uzak, oltre che sul sito Distorsioni.it. Un suo intervento è riportato nel volume “I workshop di Teca. 8 focus per le biblioteche” (AIB).  

Sergio Racanati

Sergio Racanati, nasce il 23 Settembre 1982 a Bisceglie (Bat) e vive e lavora tra Milano e Miami (IT, F). Fin da subito, la cifra predominante del suo percorso artistico ha seguito l’approfondimento e l’analisi delle pratiche creative afferenti il contesto urbano, sociale, politico ed architettonico. I suoi progetti coinvolgono i temi della sfera pubblica, i comportamenti politici delle comunità, i rapporti tra memoria individuale e memoria collettiva, affrontati con gli strumenti di alcuni linguaggi artistici (performance, situazioni, installazioni, video, film).  Tra le recenti residenze artistiche a cui l’artista ha partecipato si segnalano quelle presso: Museo Pino Pascali / Polignano a Mare - BA_I (2014); Harvard University a cura di Marcus Owens (2013); Z33 Contemporary Museum;
Hasselt_B (2012), Performance Space / Londra_UK; Edge Zones Foundation / Miami_US a cura di Charo Oquet, promossa da GAI - Associazione Giovani Artisti Italiani e MINISTERO DEI BENI E DELLE ATTIVITA’ CULTURALI E DEL TURISMO - Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane (2013).  Vincitore del premio per la sezione Performance Art alla Biennale di New York diretta da Pietro Franesi e co-curata da Vjitaly Patsyukov e Lu Hao (2013), partecipa anchealla Biennale del Mediterraneo (2012), alla 7°Berlin Biennal, all’interno del progetto “Preoccupied” presso il KW Institute for Contemporary Art, Berlino_D (2013) e alla Bienal del Fin del Mundo / Mar del Plata _RA.

 

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