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Roberto Voza. L'attualità dello Statuto dei lavoratori

03/12/2020

Roberto Voza, intervistato in occasione dei Dialoghi di Trani 2020, dove ha partecipato al Dialogo, Nel cinquantenario dello Statuto dei lavoratori quali idee per il mercato del lavoro? parla dell’attualità dello Statuto dei Lavoratori, legge 20 maggio 1970, n. 300. 
Si tratta di una legge frutto di una felice congiunzione tra la cultura giuridica e i movimenti di massa, come avvenne per le altre grandi riforme dell’epoca, come la legge sul divorzio o la riforma del diritto di famiglia. Un accostamento che non è solo simbolico, non è infatti un caso che il Codice civile del 1942 utilizzasse la parola “capo” con riferimento al marito e all’imprenditore, perché a quel tempo famiglia e impresa erano luoghi sociali fondati sul principio di autorità.
Pertanto c’è un tratto che accomuna quelle grandi riforme: furono leggi portatrici di libertà: 

"lo Statuto mise in discussione quella quota di potere di cui l’imprenditore disponeva come responsabile dell’impresa e lo fece coniugando  la protezione dei diritti fondamentali del lavoratore con la promozione della presenza sindacale nel luogo di lavoro.
Oggi si pretende di revisionare lo Statuto, con il pretesto di collegarlo al tramonto del fordismo ma buona parte di questa grande legge di riforma del diritto del lavoro non può invecchiare perché non è specificamente collegata al modo di produzione fordista, per esempio la protezione dei diritti fondamentali connessi al lavoro che è espressione di una esigenza di tutela della persona del lavoratore che è assolutamente attuale."

L’esigenza di adattare il diritto del lavoro ai cambiamenti del sistema produttivo non deve ridursi alla formula dell’abbattimento delle regole. Per esempio, in tema di articolo 18 la possibilità di revisione, che anche Gino Giugni (Genova, 1927 – Roma, 2009), che dello Statuto fu l’autore, ammetteva è cosa diversa da quella abolizione che è stata approvata in base alla quale il licenziamento ingiustificato, cioè un atto illecito, può essere compensato solo con un modesto indennizzo parametrato alla sola anzianità di servizio del lavoratore, norma incostituzionale come ha rilevato in seguito un intervento della Corte Costituzionale, che l’ha corretta. 

"L’esigenza di regolare il lavoro non scompare solo perché il lavoro è cambiato, anzi proprio la complessità del presente rivitalizza la necessità di garantire il bisogno primordiale di sicurezza del lavoratore rispetto ai rischi del mercato. Proprio la pandemia ci ha ricordato l’importanza della libertà dal bisogno e che la complessità delle sfide del presente non può essere affidata all’utopia neoliberista del libero mercato."


Roberto Voza è Professore di Diritto del lavoro all'Università di Bari, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza


Clicca qui per vedere l'intervista completa sul sito di RAI Cultura

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